Riabilitazione equestre

Indicazioni e controindicazioni

La Riabilitazione Equestre viene applicata a soggetti con problemi fisici, psichici, cognitivi, comportamentali e sociali. Può essere quindi di aiuto negli interventi a favore di soggetti con:

  • Disabilità da lesioni neuromotorie (Paralisi Cerebrale Infantile, esiti di trauma cranico, malattie neurologiche progressive, ect…)

La postura assunta a cavallo è di per sé corretta e adatta per combattere gli schemi posturali patologici, in particolare, lo schema in iperestensione, adduzione, intrarotazione presenti nella maggior parte dei soggetti affetti da patologia neuromotoria. Infatti, l’ampiezza della base d’appoggio determina l’abduzione obbligata della anche, associata alla semiflessione e alla extrarotazione che produce una rottura della sinergia estensoria, un aumento della base d’appoggio della postura seduta con stabilizzazione del bacino, gettando così le basi per favorire il possibile raddrizzamento del tronco.

Bambino diversamente abile a cavallo

La posizione degli arti inferiori è in uno schema di triplice flessione (semiflessione della coscia, flessione di ginocchio e caviglia), consentito dall’abduzione delle anche e dalla rottura dello schema in iperestensione. Inoltre, l’introduzione del piede nella staffa con la conseguente flessione o almeno semiflessione dorsale del piede, inibisce l’equino.
Il tutto costituisce la premessa per l’utilizzo degli arti inferiori con significato antigravitario in quanto eseguito su un pattern flessorio (triplice flessione) e non su pattern estensorio.

L’”assetto” a cavallo quindi di per sé rompe la sinergia estensoria favorendo la posizione in flessione che costituisce la premessa per il successivo lavoro di raddrizzamento e controllo del tronco, obiettivo questo particolarmente deputato al movimento del cavallo alle varie andature.
Infatti, il particolare tipo di movimento del cavallo, oscillatorio e di tapping (quest’ultimo accentuato dal trotto) e le molteplici afferenze da esso determinate, soprattutto propriocettive, consentono:

a) La regolarizzazione del tono muscolare;
b) La mobilizzazione del bacino;
c) L’elicitazione o il rinforzo dei meccanismi di raddrizzamento;
d) Il miglioramento dei meccanismi di equilibrio (in particolare delle reazioni tilting, favorite dalle modificazioni di andatura e di direzione)
e) La riduzione di frequenza e di intendità di pattern sabotatori quali lo startle e l’avoiding;
f) La riduzione di frequenza dei movimenti involontari (possibili soprattutto se il soggetto utilizza anche gli arti superiori per la guida del cavallo)

  • Disturbi dell’età evolutiva e disturbi comportamentali
  • Insufficienza mentale
  • Sindrome di Down
  • Soggetti non disabili che presentino condizioni di svantaggio sociale o situazioni di deprivazione affettiva che ne pregiudichino le possibilità evolutive.

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